Incazzarsi serve? in realtà la capacità di indignarsi è l'unica vera ricchezza che ci viene data. Quando si è persa si è morti.

Sunday, October 08, 2006

Anna Politkovskaja e la Cina



Qui di seguito, un post letto su Internazionale on line.
Io sono sempre più scandalizzato. Nessuno, nessuno dei cosidetti politici italiani ha detto una parola su questa cosa. In Russia, paese "amico" non solo di Berlusconi, ma di tutto l'occidente, si uccidono impunemente giornalisti che non fanno altro che divulgare la verità. Questa è dittatura. E noi siamo "amici" di un dittatore. Se non vi scandalizza è giusto che almeno lo sappiate. E non fare finta che nessuno ve lo abbia mai detto.

Il 7 ottobre alle 16.20 la giornalista russa Anna Politkovskaja è stata uccisa con quattro colpi di pistola mentre rientrava nella sua casa di Mosca. È una notizia sconvolgente per molti aspetti.

In questi anni Internazionale ha sempre pubblicato gli articoli di Anna Politkovskaja sulla guerra di Cecenia e sulla Russia di Vladimir Putin. Li abbiamo letti noi per primi con interesse e ammirazione per una donna che faceva bene e con coraggio il suo lavoro. Senza fronzoli e personalismi ma con rigore e acume.

Il lavoro di Anna Politkovskaja era noto anche fuori dalla Russia. Lei viaggiava, incontrava altri giornalisti nel mondo, scriveva libri e le venivano assegnati dei premi. Non era una sconosciuta. Per questo è in qualche modo più grave e impressionante che sia stata colpita, anche se lei stessa aveva spesso denunciato di aver ricevuto aggressioni e minacce dalle istituzioni russe.

Non c'è timore di colpire anche chi è più esposto, più noto, se denuncia il buio in cui la Russia è entrata negli ultimi anni.

In Cina la situazione non è diversa. Sono molti i reporter che ogni giorno pagano con la vita la volontà di fare bene il loro lavoro, cioè raccontare quello che vedono con onestà e intelligenza. Il fatto è che non sappiamo ancora molto delle Anna Politkovskaja di Cina e il loro destino quasi sempre si compie senza che nessuno spenda una parola o una riga su uno dei nostri giornali.

Dobbiamo lavorare per saperne di più, per sapere i loro nomi, conoscere il loro lavoro, contattarli, farci raccontare da loro i paesi in cui vivono.


Thursday, October 05, 2006

eh dai, quand'è che c'incazzeremo?


Stati Uniti
Gulag americano

Guantanamo è una scatola nera, dove perfino i membri della Croce rossa sono ammessi solo a condizione che non raccontino ciò di cui sono testimoni. Perciò, se vogliamo sapere cosa succede all'interno della prigione statunitense, spiega Eliza Griswold su Harper's, "dobbiamo rivolgerci agli avvocati, che tentano, malgrado i ridicoli ostacoli che gli vengono frapposti, di far conoscere ai detenuti i loro diritti secondo la legge americana e internazionale".

Griswold si è rivolta a uno di questi avvocati, Tina Monshipour Foster, e con lei ha viaggiato in Bahrein, Yemen e Afghanistan per parlare con i pochi prigionieri che sono stati rilasciati e sapere qualcosa di più della vita a Guantanamo. Ne è emerso un quadro fatto di condizioni carcerarie incivili, torture e umiliazioni, ma la consapevolezza peggiore è che si tratta solo della punta di un iceberg: "Nonostante tutto ciò che ci viene nascosto, Guantanamo è tuttora il tassello più trasparente nel vasto mosaico delle prigioni americane".

Un sistema che aspira all'invisibilità assoluta: come ha detto Clive Stafford Smith, avvocato di 36 detenuti di Guantanamo, "l'amministrazione Bush sta cercando un posto protetto da avvocati e giornalisti ficcanaso, una piccola isola nel mezzo del nulla".

Da: Internazionale.it

Monday, October 02, 2006

finanziaria e vai

Non so voi, ma io sono contento: in realtà lo stillicidio di pareri affermazioni ed immediate sconfessioni, tipico del varo di una legge finanziaria è durato poco ed è stato, tutto sommato, tollerabile. Inoltre segna un deciso smarcamento dai metodi e dai contenuti cui ci avevano abituato lor signori dell'altra sponda. Poi, anche le legittime e se volete scontate lamentele delle cosiddette parti sociali hanno raggiunto livelli assolutamente accettabili e tipici di una normale - finalmente - dialettica politica.